sabato 26 agosto 2017

No a scambi commerciali ingiusti

Nell'ultimo consiglio comunale (svoltosi il 19/07/2017) è stato richiesto l'appoggio da parte del comune, alla coldiretti per la sua campagna per un commercio libero e giusto ed una europa libera dal CETA (accordi di liberalizzazione per gli scambi commerciali e non solo con il Canada). Il Movimento 5 Stelle è stato ben contento di appoggiare tale campagna.
Il CETA è uno dei tanti trattati internazionali, quali il TTIP (USA-Europa) o il NAFTA (USA-Canada), che vorrebbero regolamentare gli scambi commerciali tra nazioni diverse. Il punto è che tali regolamentazioni portano con sè tutta una serie di effetti negativi, per esempio aprirebbero le porte all'ingresso di prodotti non sottoposti a controlli che attualmente l'Italia pretende, basti pensare al fatto che in Canada (ma anche negli USA, che potrebbero usare il Canada come ponte) sono ammessi alimenti OGM (Organismi Geneticamente Modificati) per consumo umano, mentre in italia ciò è vietato. Infatti nel CETA non esiste di fatto il principio di precauzione per cui prima di immettere nel mercato un prodotto ne provi la non dannosità, infatti in europa esiste una regolamentazione REACH che monitora le sostanze in commercio (e ne blocca eventualmente l'importazione) per controllarne la pericolosità rispetto alla salute delle persone, il Canada ha continuamente minato tale regolamentazione perchè "Troppo gravose per le imprese" (http://energydesk.greenpeace.org/2016/10/28/ceta-canada-challenged-eu-chemical-regulations-reach/).
Altro punto molto importante, verrebbe ancor meno la preservazione, già minata, del vero made in italy, in seguito all'abbattimento di quasi tutti i dazi doganali. Alla fine pur di rendere più agevoli gli scambi commerciali ci si ritroverebbe ad un azzeramento delle regolamentazioni necessarie al preservamento della salute pubblica, della qualità dei cibi e della protezione dei consumatori.

Uno degli scenari che si prospetterebbero se il CETA venisse ratificato riguarda la piena occupazione, i salari e l'uguaglianza sociali in Europa, ebbene in tale scenario tutte  e tre questi parametri avrebbero un collasso. Per esempio, da uno studio indipendente (http://www.ase.tufts.edu/gdae/Pubs/wp/16-03CETA.pdf) risulterebbe che 200 mila posti di lavoro in europa verrebbero bruciati entro il 2023.  

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